“Finché vita non ci separi” da cosa? non dagli applausi del pubblico

I testi di Gianni Clementi sono accomunati da una visione amara e disincantata della società, una caratteristica che dà certezza di assistere a commedie ironiche con un retrogusto sempre tagliente

i coniugi mezzanotte“Finché vita non ci separi” potrebbe essere definita una commedia drammatica, parte con un ritmo comico serrato che non concede tregua allo spettatore, per virare improvvisamente su toni meno leggeri, svelando i veleni e le ipocrisie della famiglia tradizionale.RECENSIONE – Casa Mezzanotte, una famiglia piccolo borghese, è impegnata negli ultimi preparativi per le imminenti nozze dell’unico figlio. Sono le 4:30 di mattina e Alba (Giorgia Trasselli) non riesce a dormire, la donna in vestaglia è seduta alla scrivania per confezionare sacchettini di tulle con il riso da lanciare agli sposi.Suo marito Cosimo (Enzo Casertano), maresciallo dei carabinieri in pensione, non riesce a farsi contagiare dall’ansia e dal perfezionismo della donna, si muove con ritmi molto più lenti e sembra che la sua unica preoccupazione sia preparare caffè o camomilla. Il figlio Giuseppe (Luigi Pisani), paracadutista dei carabinieri in missione all’estero, è rientrato dall’Afghanistan solo la sera prima, ha mal di testa ed ha bisogno di una doccia. Le poche ore che separano dalla cerimonia sono l’occasione per la donna di tirare fuori il risentimento e la delusione per un riscatto sociale che sognava per suo figlio e che non c’è stato. Alba non riesce ad accettare l’idea di imparentarsi con una famiglia di volgari ristoratori, proprietari del ristorante “La Scamorza”.

miriam e i coniugi mezzanotteImmediata è la capacità degli attori di mettere in scena un quadretto familiare assolutamente credibile, i battibecchi tra moglie e marito sono deliziosi e di facile immedesimazione. Le manie di grandezza di lei – “Io sognavo di fare un pranzo di classe da ‘Le Petit Déjeuner’, con tovaglioli provenzali ricamati a mano” – si scontrano con la pacata praticità di lui: “io voglio semplicemente masticare, quando vado al ristorante. E quello è un ristorante per astronauti, che se non compravo due supplì in rosticceria manco prendevo sonno per la fame”. E mentre Giuseppe scopre che i suoi genitori stanno pianificando la sua vita futura nei minimi particolari, andando contro i suoi stessi desideri: “Io sono operativo. La mia vita è in missione, mi piace sentire l’adrenalina in corpo”, a casa Mezzanotte irrompe Miriam (Federica Quaglieri).

Miriam è la parrucchiera che deve provvedere alle acconciature, preferisce definirsi hair stylist and make up artist ed è un’esuberante quanto simpatica “coatta” che non riesce a stare zitta, le sue chiacchiere sono una sferzata di simpatia e  vitalità. Racconta il mondo intorno a sé, filtrandolo attraverso la lente della sua semplicità popolare: l’ammirazione e l’autentica partecipazione alla vita privata dei vip, le sue vacanze a Formentera, il matrimonio del cognato che ha fatto il pranzo nuziale – lui sì – al famoso Le Petit Déjeuner “una classe, che voo dico a fa’! ‘Na favola proprio”.

Intanto Giuseppe è andato al parco a meditare sotto al noce, sposarsi non è facile, è come entrare per la prima volta in piscina senza saper nuotare. Durante la sua assenza arriva Mattia (Alessandro Salvatori), un commilitone di Giuseppe dall’Afghanistan. Il giovane militare, ignaro del matrimonio dell’amico, è venuto a reclamare coerenza e a ricordare i sei mesi insieme a Kandahar.

i tre uomini in scenaDa questo momento  la commedia cambia registro, se il primo atto è un susseguirsi di battute veloci, di ritmi serrati, di comicità esilarante, il secondo atto rivela il fragile equilibrio dei rapporti, i conflitti familiari, la finzione, l’incapacità di reagire, la malinconia, il perbenismo, l’ipocrisia, le apparenze, l’obbligo delle convenzioni sociali. Solo Miriam, l’unico personaggio positivo della storia, suggerisce con molto buon senso di seguire il cuore.

Non c’è lieto fine in questa commedia, c’è un finale dignitoso, un finale amaro coerente con la scrittura di Gianni Clementi, autore dalla rara capacità di congiunzione tra leggerezza e cast 2016comicità, con una profondità di contenuti che mettono in luce le contraddizioni e l’ipocrisia dell’epoca attuale.

Tanti applausi a fine spettacolo e una totale immedesimazione del pubblico nel testo scenico, una partecipazione reale con le scelte dei personaggi, a dimostrazione che l’amore non conosce barriere, merito sicuramente della trama che sa toccare argomenti di attualità con elegante leggerezza, ma merito anche di un cast di ottimi attori, a proprio agio nel ruolo assegnato. Determinante anche la regia dinamica di Vanessa Gasbarri, che è riuscita a creare una collaudata complicità tra i protagonisti. Dopo aver visto “Finché vita non ci separi” diventa chiaro il motivo per il quale la “commedia” è in stagione da cinque anni ed è acclamata dovunque.

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